È necessario proseguire indefinitamente il trattamento con imatinib nei pazienti con leucemia mieloide cronica che hanno ottenuto una risposta molecolare completa (CMR) o è possibile ipotizzare una eradicazione della malattia? Alcune osservazioni interessanti per rispondere a questa domanda vengono dallo studio di Ross DM et al (Leukemia, 2010, 24:1719-24), che utilizzando una metodica ultra-sensibile di PCR personalizzata su DNA genomico ha ricercato evidenze del riarrangiamento BCR-ABL1 in 18 pazienti con CMR persistente (almeno 2 anni) grazie al trattamento con imatinib e in cui è stata interrotta la terapia.
Sette degli otto pazienti mai recidivati dopo un follow-up compreso fra 12 e 41 mesi dall’interruzione dell’imatinib analizzati con questa tecnica hanno mostrato in almeno una occasione una positività per il BCR-ABL1. La PCR quantitativa ha dimostrato in questi casi livelli stabili di trascritto riarrangiato, al contrario di quanto osservato in 10 pazienti che hanno perso la risposta da 2 a 8 mesi dopo l’interruzione del farmaco e che hanno mostrato livelli crescenti di BCR-ABL1.
Gli autori della ricerca concludono che «questo nuovo e più sensibile test per BCR-ABL1 dimostra che anche i pazienti che rimangono in CMR dopo l’interruzione dell’imatinib possono presentare una persistenza di cellule leucemiche. Se si estrapolano i dati relativi alla riduzione della malattia residua sotto terapia con imatinib, è possibile calcolare che almeno una decade di trattamento dovrebbe essere necessario per ottenere l’eradicazione completa del clone leucemico. Il nostro studio dimostra che questa eradicazione potrebbe non essere essenziale per il mantenimento della remissione dopo interruzione dell’imatinib». Nuovi studi tesi all’identificazione dei fattori intrinseci o estrinseci (per esempio immunologici) che mediano la mancata espansione della malattia superstite sarebbero indicati alla luce di questi dati.