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F. Ferrara e S. Chiaretti

Determinanti genetici di fludarabina-resistenza
29/10/2013
Presentazione orale EHA 2013

Molecular profiling per i linfomi T periferici
21/1/2013
Studio diagnostico di fase 3

SF3B1: un nuovo marcatore della LLC a alto rischio
24/11/2011
Davide Rossi, M.D., Ph.D

Review: Regolazione del metabolismo del ferro
7/6/2011
Intervista prof.sa Camaschella

Microarray utili per la diagnosi delle leucemie
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Nuovi bersagli terapeutici per le LAL dell’adulto
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Le banche di cordone: pubbliche o private?

Dott.ssa Enrica Orsini

(3/12/2007)


È utile congelare il cordone ombelicale del proprio bambino alla nascita? E dove è meglio farlo, in una banca pubblica o privata? Il sangue del cordone ombelicale, che normalmente viene considerato prodotto di scarto, è ricchissimo di cellule staminali, che potrebbero essere utilizzate per il trattamento di numerose malattie. Attualmente, il sangue di cordone viene impiegato con successo per eseguire trapianti che permettono di curare diverse neoplasie ematologiche. I malati che hanno necessità di un trapianto di midollo osseo o di cellule staminali come unica possibilità di guarigione possono infatti rivolgersi alle banche pubbliche dove viene conservato, congelato, il sangue di cordone donato durante il parto. Le probabilità di trovare un donatore compatibile sono basse, ed il successo della ricerca dipende quindi dalla disponibilità di grandi numeri di donazioni. Tuttavia, le applicazioni future delle cellule staminali sono potenzialmente molto più vaste, ed includono un gran numero di malattie neoplastiche e degenerative. Per questo, molti genitori prendono in considerazione la possibilità di conservare il cordone ombelicale del proprio bambino in banche private, a pagamento, per poterlo utilizzare in caso di bisogno, una specie di “assicurazione” sulla salute in più da offrire al proprio figlio. Sebbene in Italia la legge non ammetta banche private, non sono pochi i genitori che si rivolgono ad aziende estere. I due sistemi di conservazione del cordone, pubblico e privato, stanno quindi entrando in conflitto, con un numero sempre più alto di campioni che finiscono nelle banche private.
 
L’argomento, nei suoi risvolti medici ed etici, è stato trattato nel Simposio congiunto EHA-ASH che si è svolto durante il 12° congresso dell’EHA (European Hematology Association), a Vienna nel mese di giugno. Il prof. David Scadden (Massachusetts General Hospital di Boston, USA) ed il prof. Willem Fibbe (Leiden University Medical Center, Olanda), Presidente dell’EHA, hanno affrontato tutti gli aspetti della controversia.
 
Più di 600.000 persone nel mondo hanno già depositato il sangue del cordone ombelicale in banche private (che richiedono cifre fra i 1.000 e i 2.000 dollari per il congelamento e circa 50 dollari l’anno per il mantenimento del campione), un numero significativamente superiore di quello di chi ha donato il cordone alle banche pubbliche”, ha spiegato il prof. Fibbe. “Un numero crescente di industrie private offre oggi il servizio, promettendo una possibile futura cura attraverso il trapianto delle proprie cellule staminali in caso di malattie ematologiche o degenerative, come l’Alzheimer o il diabete, che dovessero intervenire nell’età adulta.
 
Il prof. Fibbe ha illustrato i termini etici della questione, contrapponendo il sistema delle banche pubbliche, basato sul principio di solidarietà, in cui il sangue di cordone viene depositato senza nessun costo e messo a disposizione di chi ne può avere bisogno, essenzialmente malati di leucemia e linfoma senza un donatore di midollo osseo compatibile, con il sistema privato, dove il cordone ombelicale viene conservato a pagamento per un esclusivo, possibile futuro uso del donatore e della sua famiglia.
 
Inoltre, anche dal punto di vista strettamente medico, i vantaggi di una conservazione privata del sangue di cordone potrebbero non essere così evidenti. “L’uso attuale del cordone ombelicale riguarda essenzialmente le neoplasie ematologiche”, ha dichiarato il prof. Fibbe. “Le probabilità di essere colpiti da una di queste malattie sono molto basse, ed anche in questo caso una fonte di cellule staminali allogenica (da un donatore o da una banca) potrebbe dare migliori chance di guarigione. Per quanto riguarda le malattie degenerative, non vi sono ancora dati su un possibile utilizzo clinico del sangue di cordone per il loro trattamento. Al momento, rimane una possibilità futura. In ogni caso, si tratta in gran parte di patologie che insorgono in tarda età, e non abbiamo nessuna esperienza sulla possibilità di conservare intatte cellule congelate per più di 15 anni. Un semplice calcolo delle probabilità illustra i termini del problema: un soggetto che ha donato il proprio cordone ombelicale e dovesse avere bisogno di un trapianto di cellule staminali, ha ancora il 95% di probabilità di ritrovare il proprio inutilizzato, ed un 75% di probabilità di trovarne uno compatibile.
 
La situazione negli Stati Uniti è stata illustrata dal prof. Scadden, che ha riportato i dati di un’inchiesta condotta dall’U.S. Institute of Medicine su 21 banche di cordone, di cui 8 pubbliche, 4 private e 9 ibride, per le donazioni sia pubbliche che private. “Essenzialmente, si è rilevata una grande variabilità fra le diverse banche, specialmente in termini di quantità e qualità delle cellule staminali raccolte. La ricerca ha individuato come obbiettivo quello della raccolta di almeno 200.000 unità di sangue di cordone disponibili per i registri pubblici di trapianto, un numero sufficiente a garantire il 90% di probabilità di trovare un campione compatibile e adeguato per ogni richiesta.” Il prof. Scadden ha elencato come priorità per la gestione delle donazioni di sangue di cordone ombelicale la messa in opera di un programma nazionale che abbia come obbiettivi la qualità e l’eticità della raccolta dei campioni, lo stanziamento di fondi adeguati e la possibilità di utilizzare per la ricerca le unità non candidabili per un uso clinico.  
 
Il nostro compito come specialisti”, ha concluso il prof. Scadden, “deve essere quello di consigliare adeguatamente i genitori che ci chiedono se conservare o meno il cordone ombelicale del proprio figlio, illustrando con imparzialità gli argomenti a favore (un possibile uso per la cura di malattie ematologiche la cui probabilità arriva ad 1:500 per una speranza di vita di 70 anni, i futuri usi non-ematologici, l’enorme potenzialità delle cellule staminali contenute nel sangue di cordone) così come gli argomenti contrari (il possibile vantaggio di un trapianto da donatore per combattere una futura malattia, l’insicurezza sulla conservazione delle cellule per molte decadi, la possibilità di utilizzare in futuro altre fonti di cellule, come il midollo osseo adulto, la scelta di non partecipare al bene comune).
 
Infine, una soluzione prospettata durante il Simposio è stata quella delle banche di cordone ibride, pubbliche-private, in cui anche i depositi privati vengono messi a disposizione di eventuali pazienti che ne avessero necessità. Il vantaggio del sistema ibrido, sperimentato con successo in Spagna e presente anche negli Stati Uniti, sarebbe duplice: da una parte il sistema pubblico sarebbe finanziato dagli introiti privati, dall’altra la conservazione privata godrebbe di quelle garanzie di qualità e continuità che al momento solo le banche pubbliche sembrano garantire. 
 
Chi volesse ulteriori informazioni sulla donazione del sangue di cordone ombelicale, può trovarle sul sito web dell’ADISCO (Associazione Donatrici Italiane Sangue Cordone Ombelicale). 

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