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Genesi e prognosi delle LAM: profilo genetico

AUTORE

(17/4/2012)


Due articoli di recente pubblicazione su NEJM evidenziano l’importanza assunta dalle analisi genetiche nello studio e nell’inquadramento prognostico delle emopatie maligne, e della leucemia mieloide acuta (LAM) in particolare, e le potenzialità cliniche di queste tecniche.

 

Nel loro studio condotto su 398 pazienti con LAM di età < 60 anni, randomizzati a ricevere una terapia di induzione con daunorubicina ad alte dosi o a dosaggio standard, Patel JP et al. (NEJM, 2012, 366:1079-1089), hanno condotto una analisi mutazionale di 18 geni, identificando almeno una alterazione somatica nel 97,3% dei pazienti. Mentre le alterazioni di alcuni geni (FLT3, MLL, ASXL1 e PHF6) risultavano associate con una riduzione della sopravvivenza globale, altre mutazioni (CEBPA, IDH2, NPM1) ne comportavano un allungamento. In una coorte indipendente di 104 pazienti, il trattamento con daunorubicina ad alte dosi, rispetto al dosaggio standard, era in grado di aumentare il tasso di sopravvivenza nei casi con alterazioni di DNMT3A, NPM1 o MLL, ma non in quelli con DNMT3A, NPM1 e MLL wild-type, dimostrando l’utilità potenziale del profilo mutazionale nella valutazione delle strategie terapeutiche nei pazienti con LAM.

 

Walter MJ et al. (NEJM, 2012, 366:1090-1098) hanno invece analizzato le alterazioni genetiche alla base della progressione dalle sindromi mielodisplastiche alle LAM secondarie, sottoponendo a sequenziamento dell’intero genoma (whole-genome sequencing) campioni associati di pelle e midollo osseo di 7 pazienti con LAM secondaria e confrontando i risultati con quelli ottenuti su campioni di midollo prelevati durante la precedente fase di mielodisplasia. I campioni midollari di LAM secondaria contenevano mutazioni in 11 geni ricorrenti (inclusi 4 non preventivamente implicati in queste patologie). In tutti i casi, la progressione alla leucemia acuta era associata alla persistenza di un clone contenente da 182 a 660 mutazioni somatiche e alla crescita o all’emergenza di almeno un subclone, contenente da dozzine e centinaia di nuove mutazioni, dimostrando come l’evoluzione genetica delle LAM secondarie sia un processo dinamico determinato da cicli multipli di acquisizione di mutazioni e selezione clonale.

 

Fonte: New England Journal of Medicine  

 


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